Prologo

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Ha qualcosa a che fare con Il Codice Da Vinci.

Sto parlando del cinema muto. Cinema è movimento (anche etimologicamente). Pittura è stupore. Dunque: cinema = figure in movimento e stupore delle emozioni. Insomma, il cinema è un’icona che cammina. Tutto dipende dalla velocità. Contemplare la leonardesca Ultima Cena e osservare che tra i commensali siede una ragazza, la girl friend del Protagonista, fa venir voglia di osservarla esistere, quindi muoversi.

Il Codice di Dan Brown è solo un’anticipazione, ancorché eclatante, del vero boom di questo soggetto: un serial sulla SuperCoppia Gesù&Maddalena! Leonardo, che ha messo tutto in azione, è il padre (e la madre) di tutto l’action movie.

Questo per introdurre il tema centrale: l’accelerazione. Ha qualcosa a che fare con la Bomba Atomica. Movimento uguale Energia è la formula dominante dell’attualità. Ma restringiamo il campo al cinema. Le possibilità e il desiderio di visione in movimento aumentano in progressione esponenziale con l’avvento del computer portatile, della videofonia mobile, del dilagare dei “lettori”. Dallo zapping in poi, fino all’estensione della fruizione a banda larga, il fruitore si è abituato a consumare immagini in movimento dappertutto, muovendosi a sua volta. La deambulazione è ormai comunemente accompagnata dall’ascolto dell’iPod e dalla conversazione al cellulare; i tragitti sui mezzi di trasporto servono anche alla lettura di immagini in movimento. E la narrazione si adegua.

Veniamo al punto. Il cinema, sosteneva Chaplin, è propriamente muto. Cioè, il parlato è superfluo, quando non nocivo al “piacere della lettura” di barthesiana memoria. Oggi, il parlato è superato. Può servire solo alla liturgia dei grandi rituali di sala su grande schermo. La misura della gag muto è ottimale per un percorso medio in taxi, per l’attesa di un convoglio in una stazione della metropolitana, durante il check in all’air terminal. Sviluppato in più “bobine” o “rulli”, in lungometraggio, insomma, diventa sequenza di quadri di un’esposizione: un Louvre, o un MoMa in movimento.

Questo è il cinema del futuro, ormai prossimo. Uno dei fondamentali capolavori nascosti di tale tendenza è l’opera di Max Linder. Autore di un corpus di 500 film, la maggior parte dei quali perduti. Ma gli 82 “pezzi” superstiti rappresentano una Tavola della Legge Cinetica: una tavola-schermo specchiante, dove gli spettatori si riflettono in Comportamenti Comici che a loro volta li riflettono. E li fanno riflettere. Non dimentichiamo che Max Linder è il creatore della mirror gag, poi mirabilmente sfruttata (e trasformata in Manifesto) dai Marx Bros. in Duck soup del 1933, otto anni dopo la sua scomparsa.

Uno spettro si aggira per l’Europa… Quello di un profeta, di un artista in anticipo sui tempi, di un uomo tragicomicamente misterioso. Ora il suo tempo è venuto.

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