
Milano, Spazio Oberdan, mercoledì 19: alle ore 5:00pm, Luisa ha presentato “Il segreto di Max Linder, la star del cinema muto e le due vestaglie scarlatte”.
Luisa è Luisa Comencini, figlia e nipote d’arte, succedendo al padre (dinastia di cineasti e scrittori, vera e propria Famiglia Reale di Cinecittà) alla guida del glorioso Museo del Cinema Gianni Comencini di via Manin (in procinto di cambiare sede), già mia compagna di liceo, che conserva non solo magicamente intatto ma addirittura incrementato da una vita di eleganza e passione avvolta nel cashmere dell’understatement il suo biondo fascino teen ager.
Max Linder in versione narrata e sullo schermo ha conquistato la platea. Il pubblico milanese che ha seguito la proiezione di “Be my wife” dopo la presentazione si è goduto ogni minuto dei sessanta di gags linderiane, un leader alla francese della comicità di prima classe. Il mitico Aldo Buzzi, lo schivo patriarca milanese che fu aiuto-regista, esperienza narrata nel preziosissimo, rarissimo “Taccuino” che ora posseggo grazie a Luisa, giudicava Linder freddo. Se lo intendiamo nell’accezione jazzistica, abbiamo un motivo in più per pensare all’attualità del rilancio di Max in questo clima fushion.
Intanto, in cabina di proiezione, Lady Comencini mi faceva firmare il Libro degli Ospiti, ammettendomi così ad un pantheon che comprende l’autografo con logo self-caricaturale di Alfred Hitchcock ed io ricordavo nella dedica un frame del nostro so tender privato e pensavo al titolo significativo del film proiettato: Be my Wife.