Al Far East Festival di Udine Exdogma99, produzione indipendente italiana, ha avviato importanti accordi con una produzione di Singapore per un film di doppia regia: due storie parallele Europa/Oriente.
Fab Caleffi partecipa ad un convegno di produzione al Far East festival di Udine il 21 aprile: il cinema europeo alla scoperta del cinema orientale
Al prossimo Cannes Film Festival (14/24 maggio) saremo presenti con il film NEW YORK RHAPSODY, scritto da Fabrizio Caleffi e co-sceneggiato con Larry Pontaccio

Milano, Spazio Oberdan, mercoledì 19: alle ore 5:00pm, Luisa ha presentato “Il segreto di Max Linder, la star del cinema muto e le due vestaglie scarlatte”.
Luisa è Luisa Comencini, figlia e nipote d’arte, succedendo al padre (dinastia di cineasti e scrittori, vera e propria Famiglia Reale di Cinecittà) alla guida del glorioso Museo del Cinema Gianni Comencini di via Manin (in procinto di cambiare sede), già mia compagna di liceo, che conserva non solo magicamente intatto ma addirittura incrementato da una vita di eleganza e passione avvolta nel cashmere dell’understatement il suo biondo fascino teen ager.
Max Linder in versione narrata e sullo schermo ha conquistato la platea. Il pubblico milanese che ha seguito la proiezione di “Be my wife” dopo la presentazione si è goduto ogni minuto dei sessanta di gags linderiane, un leader alla francese della comicità di prima classe. Il mitico Aldo Buzzi, lo schivo patriarca milanese che fu aiuto-regista, esperienza narrata nel preziosissimo, rarissimo “Taccuino” che ora posseggo grazie a Luisa, giudicava Linder freddo. Se lo intendiamo nell’accezione jazzistica, abbiamo un motivo in più per pensare all’attualità del rilancio di Max in questo clima fushion.
Intanto, in cabina di proiezione, Lady Comencini mi faceva firmare il Libro degli Ospiti, ammettendomi così ad un pantheon che comprende l’autografo con logo self-caricaturale di Alfred Hitchcock ed io ricordavo nella dedica un frame del nostro so tender privato e pensavo al titolo significativo del film proiettato: Be my Wife.
Il mio discorso sulla transizione dalla pellicola alle nuove tecnologie e ai nuovi media passa ora dal teatro: martedì 25 marzo alle ore 21 alla libreria Archivi del 900 di via Montevideo 9 a Milano, anteprima della mia pièce “Once in Hollywood”.
L’azione ha luogo ai giorni nostri, quando il cinema sta vivendo travagli analoghi a quelli del passaggio dal silent movie al sonoro.
Protagonista è un regista cinematografico un tempo promettente, ormai dimenticato: Nicky Sarno. Nicky, o Nick, o qual che sia adesso il suo nickname, ha firmato la regia di un film maledetto, un totale, grandioso, colossale flop. Il film era tratto da un sulfureo romanzo, che ottenne quarant’anni fa un enorme, scandaloso successo: Myta Murderbridge, trasparente allusione al capolavoro di Gore Vidal. Ritrovato rocambolescamente dal critico Gheronzi, Sarno è condotto davanti al pubblico per un incontro che diventa un jeu de massacre: un massacro d’amore. Che, dal palco, trabocca in platea. Da lì interviene a sorpresa il quinto personaggio dell’azione, la figura fondamentale del fatto teatrale: lo Spettatore. Anzi, lo SpettAttore.
Il teatro deriva dal mito, il mito dello spettacolo si adegua ai tempi, Hollywood è il topos mitico dello show biz: il mito della modernità è fondante per l’edificazione della mitologia contemporanea. La drammaturgia attuale non può non attingere alla koinè della globalità e allo slang televisivo. La spettacolarità teatrale si giova delle suggestioni della sua stessa struttura rappresentativa, illuminate dai fuochi d’artificio del dialogo. Poggia su queste basi “Once in Hollywood”, atto unico inserito nella corrente del momento, caratterizzata dalla comunicazione trans-mutante, di cui Myta è un’icona.
Personaggi e interpreti:
Nicky Sarno FAB CALEFFI
Anna MONIKA NAGY
Gheronzi ANDREA PIETRANTONI
Francesca LENA COLA
Regia di MONIKA NAGY

FONDAZIONE CINETECA ITALIANA – SPAZIO OBERDAN
V.le Vittorio Veneto 2, Milano
mercoledì 19 marzo 2008 – ore 17, ingresso libero
Presentazione del libro di Fabrizio Caleffi
IL SEGRETO DI MAX LINDER. La star del cinema muto e le due vestaglie scarlatte
(Ethos Edizioni, 2008)
e proiezione del film BE MY WIFE /Siate mia moglie
R. e Sc.: Max Linder. Int.: Max Linder (il fidanzato), Alta Allen (la ragazza), Carolyn Rankin (la zia), Lincoln Stedman (Archie), Rose Dione (M.me Coralle), Charles MacHugh (Mr. Coralle, Viora Daniels (Ms. Du Pont), Arthur Clayton (Mr. Du Pont). USA 1921, 60’, muto, did. italiane.
Max, il fidanzato, dopo essere stato accettato dalla sua amata, sconfigge le macchinazioni di un rivale intenzionato a guadagnare i favori della ragazza, ma incontra grosse difficoltà nel conquistare l’appoggio della zia di lei. Ci riuscirà solo dopo il matrimonio, quando su questo incombe la minaccia del divorzio, e otterrà allo stesso tempo maggior rispetto da parte della moglie.
Restaurato dalla Cineteca Italiana, il film è uno dei tre lungometraggi (con ‘Sette anni di guai’ e Vent’anni prima’) realizzati da Linder in America, con una propria casa di produzione, prima del declino della sua carriera. Una successione di situazioni esilaranti prendono spunto dall’avventata proposta “siate mia moglie”, che Max fa alla sua bella. Il cast è eccellente, compreso il cane Pal e lo stesso Linder, impegnato in una serie di gag tra cui spicca quella della finta lotta con se stesso, quando simula di sbattere fuori uno scassinatore.
Il libro
Qualche anno fa a una festa, nel corso di una conversazione, l’Autore si appassiona alla storia e alla figura di quella che definisce “la meno conosciuta tra le stelle del silent movie”, e decide di assumersi il compito di ricostruirne la vita, terminata in un albergo parigino la notte di Halloween del 1925: Linder si suicida, e insieme a lui muore la giovanissima moglie. Il risultato di puntigliose ricerche tra la Francia e gli Stati Uniti è un libro ricco di colore, colpi di scena e dettagli inediti, che fa rivivere con infallibile senso dello humour gli anni della Belle Epoque, in cui nasceva, raggiungeva il vertice e si spegneva prematuramente il genio di una delle prime star del cinema mondiale. Noto semplicemente come ‘Max’, Linder è stato maestro riconosciuto di Chaplin, e ha recitato in circa 500 comiche, la maggior parte perdute, impersonando con una comicità sottile e elegante, ‘di situazione’, il tipo del dandy coi baffetti, sempre inappuntabile in ghette bianche, cilindro, guanti e bastoncino.